Adenotonsillectomia: diagnosi, indicazioni all’intervento e complicanze

Le principali indicazioni agli interventi di tonsillectomia e/o adenoidectomia sono la
sindrome dell’apnea ostruttiva del bambino (OSAS) con ipertrofia adenotonsillare e le
forme severe di tonsillite ricorrente.
La diagnosi di OSAS si basa sulla storia clinica, l’esame obiettivo e la pulsiossimetria notturna, che rappresenta il test diagnostico iniziale per i disturbi respiratori del sonno nel bambino. La polisonnografia va effettuata solo dopo un periodo di attesa vigile nei casi in cui la pulsiossimetria, ripetuta dopo 3-6 mesi, non risulti conclusiva. La prevalenza dell’OSAS nella popolazione pediatrica è stimata intorno al 2%, le manifestazioni cliniche comprendono: russamento abituale, respirazione prevalentemente orale, sonnolenza diurna, deficit di attenzione, disturbi cognitivi e comportamentali, enuresi, ritardo della crescita e problemi di rendimento scolastico.
Fondamentale è la valutazione del grado di ipertrofia tonsillare e la fibroendoscopia transnasale rappresenta il gold standard nel valutare il grado di ipertrofia delle adenoidi.
L’intervento di adenotonsillectomia è quindi l’intervento di scelta nei bambini con OSAS da ipertrofia adenotonsillare, la procedura garantisce il controllo dei disturbi del sonno nel 60%-70% dei casi.
I bambini con OSAS e ipertrofia adenotonsillare, con sospetto di malocclusioni o altre anomalie cranio-facciali necessitano di valutazione ortodontica prima di subire l’intervento di adenotonsillectomia. L’obesità nei bambini gioca un ruolo chiave nei disturbi respiratori del sonno, la tonsillectomia in questi casi ne risolve i problemi solo nel 10%-25% dei casi.
Le forme severe di tonsillite ricorrente secondo l’American Academy of Otolaryngology-Head Neck Surgery rappresentano un’indicazione alla tonsillectomia quando sono caratterizzate da 7 o più episodi invalidanti di tonsillite durante l’ultimo anno trascorso, da 5 o più episodi l’anno per due anni consecutivi o da 3 o più episodi l’anno per 3 anni consecutivi.
Questi criteri possono essere adattati al quadro clinico dei pazienti con complicanze, come l’ascesso peritonsillare, le convulsioni febbrili, aspetto tonsillare e storia clinica meritevole di accertamento istologico, sindrome PFAPA (febbre ricorrente, aftosi, faringite, adenopatia al collo) non responsiva alla terapia steroidea, alitosi cronica, malocclusione dentale, disturbi fonatori, grave disfagia, alitosi cronica.
L’adenoidectomia trova un ruolo nel trattamento dell’otite media cronica secretiva con adenoidite cronica e nel trattamento dell’otite media acuta ricorrente con ipertrofia adenoidea ostruente l’orifizio tubarico solo dopo fallimento delle terapie mediche e dopo un periodo di osservazione di almeno 6 mesi.
L’anestesia generale è la modalità di scelta per l’effettuazione dell’adenotonsillectomia, sia negli adulti che nei bambini, perché più sicura in termini di controllo delle vie aeree.
Il controllo del dolore post-operatorio migliora se durante l’intervento vengono somministrati steroidi e se viene data una adeguata informazione al paziente già in fase pre-operatoria, una rapida reintroduzione di cibi liquidi riduce il dolore, una terapia antalgica assunta regolarmente sarà più efficace, l’uso dei FANS è controverso e solitamente sconsigliato.
La complicanza più temibile della tonsillectomia è l’emorragia post-operatoria che può avvenire al risveglio del paziente o tardivamente dopo 10-15 giorni dalla dimissione.

Referenze:
www.siop.it
www.snlg-iss.it.
American Academy of Otolaryngology-Head Neck Surgery (AAO-HNS)

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