Cocaina: effetti sul naso

La cocaina è una sostanza stupefacente che agisce sul sistema nervoso e in linea generale è nota la sua lesività su vari organi, l’utilizzo di questa droga è sempre più diffuso in varie classi sociali e di età. Spesso è misconosciuto il suo devastante effetto lesivo sulle strutture nasali e della faccia. Questa sostanza una volta sniffata è in grado di anestetizzare e alterare la vascolarizzazione della mucosa nasale determinando quindi una importante sofferenza delle cellule nasali che non vengono più sostituite fisiologicamente da nuove cellule. Il naso dell’utilizzatore di cocaina sanguina spesso ed è soggetto quindi alla formazione di abbondanti crostosità nasali che vengono rimosse manualmente per respirare, l’effetto anestetizzante della cocaina favorisce un perpetuarsi di lesioni della mucosa nasale che non è più in grado di ripararsi a causa dei difetti di vascolarizzazione locale. La cocaina inoltre blocca il trasporto mucociliare delle secrezioni nasali che a loro volta seccandosi favoriscono la formazione di crostosità muco-ematiche. Non di rado quindi il naso dei cocainomani si presenta con crostosità maleodoranti associate a riniti e rinosinusiti, talora mimando processi autoimmuni distruttivi centrofacciali come la Granulomatosi di Wegener. In situazioni meno frequenti si possono osservare perforazioni del setto nasale, alterazioni estetiche della piramide nasale, perforazioni del palato o della base cranica con gravissime complicanze meningitiche. La terapia migliore è quella dell’astensione dall’uso dello stupefacente, lo specialista potrà curare i processi infettivi e favorire la rimozione del materiale crostoso lubrificando le mucose nasali. Le terapie chirurgiche visto il grave danno vascolare locale sono destinate a non avere grande successo, certamente sarà necessaria l’astensione dalla droga per almeno 12 mesi prima di tentare una soluzione chirurgica, nei gravi casi di perforazione palatale o della base cranica vengono proposti trapianti liberi rivascolarizzati, mutuati dalla chirurgia oncologica, a colmare le perdite di sostanza.

Fonte: http://www.governo.it/GovernoInforma/Multimedia/dettaglio.asp?d=63734

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