Curiosità ORL

vignette sito_0002Immersione subacquea: considerazioni ORL

Il fascino del mondo subacqueo attrae un sempre maggior numero di appassionati tanto da aver fatto nascere anche un turismo incentrato sulle esplorazioni subacquee nelle acque più spettacolari del mondo, non solo marine, ma anche lacustri in quota. La visione che si dischiude immergendosi è avvincente, la superficie dell’acqua non è che un diaframma che separa da un mondo fantastico, un paesaggio incredibile in cui l’uomo conquista il movimento anche nella terza dimensione dello spazio. Ci si trova immersi quasi in assenza di peso, specie nell’acqua marina dotata di maggior peso specifico rispetto all’acqua dolce.

Il tempo di immersione in apnea è limitato, nei non allenati a 1-2 minuti e la profondità raggiungibile non è mai pericolosa in relazione al discioglimento dell’azoto nei tessuti, specialmente lipidici. Immersioni ripetute possono tuttavia portare ad un debito di ossigeno in rapporto alla costituzione e allo stato di salute delle vie respiratorie.

Le bombole d’aria permettono di aumentare notevolmente l’autonomia e la profondità delle immersioni, ma espongono anche al rischio dell’embolia gassosa per cui i tempi di risalita vanno rigorosamente rispettati.

L’udito

Una forte interferenza, non ancora corretta da pratici apparecchi acustici per i subacquei, si ha a carico dei suoni che risultano fortemente distorti (cofosi da immersione), con un’impronta nasale (ecolalia-rinolalia), oltre tutto molto fastidiosa e difficoltosa da interpretare. L’ipoacusia per le frequenze acute può affermarsi via via o far seguito a episodi di cofosi.

Barotraumi otitici e sinusali

Durante la discesa, specie se in apnea, l’aria imprigionata nelle vie respiratorie superiori aumenta di pressione e quindi tende a entrare nei seni paranasali e nella camera dell’orecchio medio. Nella risalita l’aria si riespande e le eventuali raccolte nelle cavità chiuse craniche tendono a svuotarsi nel naso. È quindi essenziale prima di immergersi di controllare la pervietà delle cavità nasali con una espirazione forzata da una narice comprimendo l’altra a bocca chiusa. Se l’immersione avviene in mae, si tenga presente l’utilità di introdurre nel naso col cavo della mano un po’ d’acqua salata (salvo inquinamento) per soffiarla poi fuori con una certa energia. Per il suo valore osmotico l’acqua marina è decongestionante delle mucose. È soprattutto all’inizio della discesa che possono comparire dolori sinusitici localizzati in regione frontale o zigomatica e otalgia anche di notevole intensità, mentre la decompressione delle risalita li attenua. Il dolore può causare senso di stordimento e vertigini. Però non ha senso rischiare immersioni in tali condizioni perché si possono solo contrarre otiti e sinusiti fastidiose e spesso purulente. Nell’immersione l’aumento di pressione dal condotto uditivo sul timpano può essere compensato per via nasale così da ristabilire un equilibrio fra le due parti, se però sussiste un’ostruzione della tuba di Eustachio la pressione esterna non ha compensato l’interno, non solo, ma nell’orecchio medio, per la compressione del gas imprigionato, si esercita un ulteriore risucchio sulla membrana timpanica che subisce una tensione estrema dolorosissima con rischio di lesioni. Nelle cavità nasali durante l’immersione si ha un aumento della pressione dall’esterno verso l’interno (seni paranasali), eventualmente compensabile volontariamente, nella risalita si ha invece aumento pressorio dall’interno verso le cavita nasali (esterno), non compensabile volontariamente ed è perciò più facile che, sussistendo ostruzioni nasali, si generi un regime di ipertensione endocavitaria da espansione gassosa non drenata.

Trattamento

Spray o gocce nasali decongestionanti, eventuali antiinfiammatori e supporto antibiotico. Rimandare le immersioni sino a pervietà accertata delle fosse nasali, sopportare il dolore non può che essere dannoso perché significa procurarsi complicazioni.

Manovre di compensazione

Hanno la finalità di ristabilire una pressione di equilibrio nell’orecchio medio, per compensare il divario pressorio a tutela della membrana timpanica. Lo sbadiglio e la deglutizione sono sufficienti allo scopo soltanto in superficie, quando il divario pressorio è limitato. La manovra di Valsalva, che consiste in una espirazione forzata a naso e bocca chiusi, aumenta la pressione dell’aria oltre che nel retrobocca anche nel torace. Questo ostacola l’afflusso di sangue al cuore e ai polmoni proprio nel momento critico dell’apnea (fenomeno del blood shift). Ne può seguire anche un episodio sincopale. Per questo motivo i sub più esperti eseguono la manovra di Marcante-Odaglia che prevede il piegare il mento sul petto e chiudere parzialmente la bocca, quindi chiuso il naso con due dita si soffia l’aria nel naso, si avvertirà la sensazione di “gonfiaggio del naso” con “schiocco di apertura delle tube di Eustachio”. In questo modo si ottiene la compressione dell’aria intrappolata nel rinofaringe per inarcamento del corpo della lingua con apertura forzata delle tube uditive.